PASSEGGIATE IN VALLE ORCO



In questa prima pagina delle descrizioni relative agli itinerari escursionistici inseriamo un articolo , comparso nel 1970 sul primo numero della Rivista della montagna ad opera di Gian Piero Motti , il fortissimo alpinista che , sulle rocce di questa valle , preparò la svolta del Nuovo Mattino.
Lo abbiamo inserito a testimonianza che la pratica dell'arrampicata , anche nelle forme più esasperate , non deve offuscare il godimento ed il rispetto dell'ambiente montano in tutte le sue espressioni.



Nella foto a lato Gian Piero al termine di una scalata negli anni 70

Prima di cominciare ad arrampicare ho imparato ad amare la natura, mi sono innamorato della montagna in tutti i suoi aspetti, dal prato di fondovalle, alla grangia nei pascoli, al colle tra le rocce. Per anni ho macinato chilometri su e giù per sentieri e mulattiere, per creste e valloni. Le montagne, quelle alte, quelle difficili, le guardavo dal basso, con grande rispetto e anche con tanto timore. Le ho desiderate, mi ci sono avvicinato a poco a poco. Ma la foresta, la fontana, l'odore della grangia, le tracce degli animali sulla neve, il rustico ponte, non li ho dimenticati. All'occhio dei turista la Valle dell'Orco si presenta selvaggia, dirupata, con un non so che di antico e di ottocentesco. Forse è il ricordo delle case di caccia reali, forse il ricordo di strane figure di cercatori d'oro che setacciavano meticolosamente le acque dell'Orco, l'eva d'or, alla ricerca di qualche pagliuzza lucente, forse il ricordo dei magnin, gli stagnini rinomati e conosciuti in tutto il Piemonte. Profonda, incassata, offre sempre paesaggi decisamente occidentali, severi e grandiosi, quadri e vedute dove predominano le linee geometriche dure e spezzate, i contorni ruvidi ed aspri, caratteristiche comuni, d'altronde, anche alla gente piemontese. Ma è soprattutto inoltrandosi nei lunghissimi e meravigliosi valloni secondari che si scopre l'anima della montagna piemontese, il paesaggio forse un po' triste e melanconico, ma altamente suggestìvo, delle nostre montagne. Già prima di giungere a Ceresole non mancano motivi di interesse. Uscendo dall'abitato di Noasca è bene fermarsi ad osservare l'ultimo imponente salto della Cascata di Noaschetta, alta 32 metri e suddivisa in sei salti. Dalla carrozzabile in pochi minuti si raggiunge un sentierino un po' scivoloso che permette di passare in una curiosa cavità della rupe dietro l'acqua che precipita. La strada prosegue verso Ceresole e si innalza con una prima serie di fitte e ripide serpentine. Quindi passa sotto ad una caratteristica volta formata da due immensi macigni, in un ambiente estremamente aspro e grandioso: tutt'attorno è un caotico ammasso di blocchi di ruvido gneiss, dalle forme spigolose e ardite, mentre più in alto la valle è rinserrata tra paretì giallastre levigatissime, segno evidente dell'azione assai potente dell'antico ghiacciaio. La strada entra nella gola cupa e selvaggia, e si innalza con stretti e ripidi tornanti, a sinistra del torrente che, stretto tra enormi blocchi di roccia, rimbalza con una serie di imponenti cascate. Percorsa una strettissima galleria la strada passa tra massi enormi e quindi, con meravigliosa vista sul gruppo delle Levanne e sul lunghissimo canalone di neve e di ghiaccio scendente dal Colle Perduto, si adagia nel grande bacino di Ceresole Reale, contornato da fitte foreste di larici e di pini lambite dal grande lago artificiale che occupa gran parte del bacino. Alla conservazione di questo "habitat" pressoché unico ha contribuito in massima parte l'organizzazione del Parco Nazionale del Gran Paradiso. Sotto la stretta ed attenta sorveglianza dei guardiaparco, hanno potuto così svilupparsi nel loro ambiente più congeniale una flora ed una fauna tali da essere degne di una considerazione, di una visita, di un rispetto e di uno studio ben più ampi di quello di cui godono ora. Osservare da vicino branchi di camosci e di stambecchi, partecipare dei loro giochi sulla neve, delle loro battaglie amorose, delle loro esercitazioni sui brevi salti di roccia, seguire le lunghe scivolate sul ghiacciaio delle buffe marmotte, vedere con quanta cura le madri dei camosci e degli stambecchi insegnino ai piccoli ad arrampicarsi sulle rocce e nei canali di neve, aiutandoli e sospingendoli con le corna: sono tutti spettacoli indimenticabili in cui si perde completamente la nozione del tempo. Esiste dunque la possibilità di osservare da vicino la vita degli animali del Parco senza percorrere molto cammino e soprattutto in ambienti meravigliosi. La recente costruzione della bellissima strada che conduce al Colle del Nivolet permette di penetrare nel Parco per un buon tratto. Tuttavia la zona del Nivolet è ai margini del Parco e gli animali, sovente spaventati dai clacson delle macchine e dal frastuono dei turisti che non sempre rispettano le più comuni norme di civiltà, rifuggono un po' la zona e si rifugiano nei settori più interni del Parco. Comunque, soprattutto all'inizio della primavera alpina, in Maggio, quando la neve rende ancora impraticabile la parte alta della strada e di giorno feriale, quindi con uno scarso o quasi nullo movimento automobilistico, è possibile imbattersi in branchi di stambecchi che pascolano ai margini della carrozzabile, sovente poche centinaia di metri al di sopra del gruppo di grange detto Chiapili di sopra. L'importante è non fare alcun rumore, scendere dall'auto con calma e con calma ancora maggiore avvicinarsi al branco degli animali. Se questi si accorgono della vostra presenza e vi fissano, è necessario rimanere immobili e non fare alcun gesto improvviso che possa spaventarli. In caso contrario, spariranno in un attimo dalla vista, rifugiandosi in qualche zona più alta. Invece, ricorrendo a qualche accorgimento e con molta pazienza si può giungere quasi in mezzo al branco e ritrarre in fotografia alcuni esemplari molto da vicino. Naturalmente si rende utile un teleobiettivo che facilita enormemente le riprese da lontano. Se gli stambecchi si abitueranno alla presenza dell'uomo nel loro branco, sarà possibile restare anche alcune ore a vedere come si svolge la vita di questi straordinari animali e godere di uno spettacolo indimenticabile. Non sempre però si è così fortunati da incontrare gli stambecchi ai margini della strada, il più delle volte è necessario andarli a cercare nei valloni laterali. Sempre nel periodo da maggio all'inizio di Giugno è possibile incontrare numerosi branchi di stambecchi ed anche di camosci risalendo da Ceresole Reale il vallone che conduce al Colle Sià m 2274, posto sulla cresta discendente dal Courmaon e comunicante con il vallone del Roc. La gita al Colle Sià è quanto mai raccomandabile; si svolge su un'ottima mulattiera ben segnata e con lievi pendenze. E' quindi effettuabile anche da una famiglia con bambini piccoli, non abituati a lunghe camminate. Esiste la possibilità di fermarsi a metà percorso in un magnifico pianoro, ricco di sorgenti e di fontane, per consumare la colazione.




Camoscio col piccolo



Stambecco




Marmotta


DESCRIZIONE ITINERARIO  

COLLE  SIA'

Dalla frazione Prese di Ceresole si segue la carrozzabile per circa 10 minuti (a piedi) e dopo due strette svolte si imbocca a destra, nei pressi di due villette, una mulattiera segnata con il minio, che sale in un magnifico bosco di larici con percorso a metà costa. La mulattiera è riconoscibile per l'indicazione "Bivacco Ettore e Margherita Giraudo" posta all'inizio, nei pressi della carrozzabile. Si sale nel bosco con marcia comoda e piacevole; già nella parte bassa del lariceto è facile incontrare, ad inizio di stagione, branchi isolati di stambecchi. La fitta foresta che si attraversa è costituita essenzialmente da larici, l'albero resinoso più diffuso delle montagne piemontesi, sulle cui pendici si inerpica fino a quote molto elevate, al livello degli alti pascoli e delle pietraie. Con il pino montano e l'abete rosso o peccio, forma delle meravigliose e fitte foreste caratteristiche per le diverse chiazze di colore variabili dal verde brillante al verde scurissimo e cupo nelle zone in cui predomina il peccio. Il sottobosco del lariceto è occupato da rododendri, sempre verdi e riconoscibili per i bellissimi fiori rosa. Non mancano numerose piantine di mirtilli, ricche a stagione avanzata delle gustosissime bacche violacee. Si esce quindi dal lariceto per sfociare in un ampio pianoro, di prati e di pascoli, punteggiato qua e là dagli ultimi larici, posto veramente incantevole, disseminato di gruppi di grange, con ampia vista sulle cime della Valle dell'Orco. All'inizio della primavera alpina, quando si disciolgono le nevi, è possibile ammirare estese e splendide fioriture di crochi, alcuni dei quali vengono fuori forando il sottile strato di neve in scioglimento e compongono quadretti di delicata bellezza. In seguito spunteranno primule e anemoni e più tardi i nontiscordar o miosotidi, con i loro cerulei fiorellini. Nel vasto pianoro sicuramente si incontrano moltissimi stambecchi, discesi dalle quote più alte, ancora fortemente innevate, in cerca di erba e di arbusti. Il pianoro, dove sgorgano ottime fontane, è raggiungibile in un'ora di marcia da Ceresole. La mulattiera prosegue con comodo tracciato e sempre ottimamente segnata, salendo per pascoli più ripidi verso altri gruppi di grange. Piegando a sinistra e seguendo un sentiero meno marcato, si giunge in un valloncello pietroso e selvaggio, dove sovente è facile incontrare i camosci. Ci si avvicina così alla zona occupata da grandi pietraie, le ruvide morene silicee dove abbondano le sassifraghe di ogni specie e dove è possibile ammirare i meravigliosi e caratteristici cuscinetti della Silene acaulis, verdissimi e punteggiati di graziosi fiorellini. La zona selvaggia e tutta sassi, viene a poco a poco occupata da vegetazioni di piante pioniere che iniziano la colonizzazione graduale di questi ambienti ancora poco ospitali per la vita vegetale. Continuando per la mulattiera principale, dopo aver rasentato due piccoli e graziosi laghetti, si raggiunge in breve una larga depressione erbosa, il Colle Sià m 2274. In tutto, poco più di due ore di marcia da Ceresole. Dal colle si gode un'ampia e magnifica veduta sul gruppo del Ciarforon, della Tresenta, della Becca di Monciair e sul vicinissimo Courmaon che si presenta con un affilatissimo spigolo verticale, al centro di una imponente parete triangolare rossastra e compatta. La discesa si compie lungo la mulattiera utilizzata per la salita. Ricordo infine di rispettare rigorosamente il regolamento del Parco soprattutto per non arrecare danno al patrimonio naturale e per non disturbare gli animali. Tra l'altro, è assolutamente proibito introdurre cani nel territorio del Parco.


In prossimità del colle
 
 
Il materiale presentato non può essere utilizzato in altri siti web , riviste cartacee ,opuscoli , libri , ma solo a livello personale . Gli autori non si assumono nessuna responsabilità per eventuali inesattezze e per l'utilizzo delle informazioni divulgate. La pratica di alcuni degli sport citati presentano rischi intrinsechi che possono essere ridotti con conoscenze specifiche , allenamento ed eventualmente presenza di personale altamente specializzato , gli autori declinano ogni responsabilità per eventuali incidenti occorsi durante lo svolgimento di tali attività.
© 2000 Lombi Giorgio . Tutti i diritti riservati.
Copyright - Tutto il materiale pubblicato è di proprietà di Lombi Giorgio e dei suoi collaboratori ; è quindi protetto dalla legge sui diritti d'autore e dalle norme contenute nei trattati internazionali, nonchè dalle leggi applicabili del paese in cui viene utilizzato.